Psicomotricità – Coop. Jonathan

Jonathan Cooperativa Sociale nasce dalla volontà del direttivo e dell’equipe tecnica della Polisportiva Jonathan. La Polisportiva dal 1992 si occupa di progetti preventivi, educativi, psicomotori, pre-sportivi, sportivi per bambini, ragazzi e giovani a Bassano del Grappa. 

L’educazione al movimento con una particolare attenzione ai ritmi di sviluppo di ciascuno, l’ottica psicomotoria, l’osservazione, la comunicazione non verbale, la relazione e la formazione continua per genitori, educatori, insegnanti e terapisti, sono da sempre i punti cardine del nostro lavoro.

La psicomotricità, nata dall’intreccio di molteplici studi (anatomia, neurofisiologia, psicologia, antropologia, filosofia…), porta in sé fin da questa matrice multidisciplinare uno sguardo rivolto alla persona nella sua globalità e complessità.

A partire dalla centralità del corpo, l’ottica psicomotoria osserva l’evoluzione del bambino tenendo conto che tutte le aree dello sviluppo sono interconnesse e interdipendenti: il bambino attraverso il corpo impara a conoscere sé e il mondo, e lo sviluppo motorio, quello cognitivo e quello affettivo, si intrecciano in permanenza nella storia di ognuno.
Il corpo così inteso è un corpo che si esprime: nel movimento e nell’agire il bambino si racconta, e noi possiamo leggere le sue tappe di sviluppo e crescita, delineandone competenze e caratteristiche.

Insieme alla centralità del corpo, la psicomotricità ha affermato il ruolo imprescindibile della relazione: la maturazione del bambino non avviene mai per pura evoluzione neuroanatomica, ma si nutre della relazione come elemento vitale.

A partire da questi presupposti teorici, l’intervento Neuropsicomotorio si delinea come uno strumento di lavoro privilegiato nell’età evolutiva, per aiutare e sostenere la crescita di bambini che possono vivere delle difficoltà di carattere evolutivo (fragilità temporanee in alcune tappe dello sviluppo) o legate a specifici quadri clinici.

La stanza di psicomotricità è uno spazio che favorisce la sperimentazione corporea in sicurezza e l’esplorazione di tante situazioni di gioco; il gioco di per sé, fonte di piacere e motivazione per il bambino, diventa lo scenario principale della relazione terapeutica, all’interno della quale la terapista agisce per integrare, prolungare, variare e complessificare le azioni del bambino.



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