Il bando regionale è concluso il 24.12.2020

1^ AFFIANCARE PER RITROVARE INSIEME LEGGEREZZA

Un incontro d’equipe di Albero Spettinato agli albori del progetto illumina anche il metodo di affiancamento dei Volontari

Accogliamo in sede i referenti di Gea TAA- Trattamenti Assistiti con Animali- con tredipazione: abbiamo richiesto di condividere la loro esperienza per aiutarci a comprendere come muoverci con sicurezza ora nell’implementazione del nostro progetto.

Ci preme definire con accuratezza il target a cui ci rivolgiamo e precisare le  finalità terapeutiche dell’intero progetto alle famiglie nonché le modalità di affiancamento dei volontari.

  • Lino Cavedon, psicologo e psicoterapeuta all’U.O. di Montecchio ci racconta la sua esperienza dell’efficacia del tocco del cavallo con le donne mastectomizzate:  all’Umberto I di Roma con un progetto di ricerca  dell’Università “La sapienza” esposta nel libro “Il giardino delle amazzoni – Riabilitazione equestre e oncologia senologica” (autori Claudia Cerulli, Chiara DeSantis Del Tavano e Attilio Parisi, insieme a Lino Cavedon, direttore scientifico della Collana Pet Therapy). Le donne trattate chirurgicamente per carcinoma alla mammella nel  percorso di riabilitazione attraverso gli Interventi Assistiti con gli Animali hanno ritrovato valide risorse. Egli ci racconta, e nel contempo avendoci ascoltate  attentamente, evidenzia le peculiarità anche del nostro progetto, dell’importanza di esperire, proprio nei momenti bui, la leggiadria, la leggerezza, l’assertività. Tutto ciò fa uscire dal circolo vizioso del dolore ed aprire circoli virtuosi di resilienza.
  • Marisa La Mantia, psicopedagogista, ci racconta che presso il maneggio di Cà Beregane a Thiene i bambini e le loro famiglie possono fare “Letture con i baffi” o passare “Notti in fattoria” al fine di esplorare le emozioni, acquisire con la pratica diretta l’importanza delle regole, superando anche così aprassie. Vi sono percorsi con piccoli (max 8 bambini) divisi per fasce d’età dalle 8 alle 12 la domenica mattina con psicologi e pedagoghi, per i bambini con disabilità si costruiscono dei laboratori con la famiglia intera,  dei pacchetti di 10 incontri in una cornice ampia.
  • Lino ci ribadisce che è necessario far uscire i genitori dalla frustrazione del confronto tra il figlio ideale e il figlio reale: non trattiamo il bambino come avesse un “IO DISABILE”, cercando invece di mettere in luce il suo IO ABILE, facendo emergere le parti resilienti sue e dell’intera famiglia. 
  • Marisa rinforza: aiutiamo il bambino a tirare fuori la sua specifica identità, le competenze motorie, cognitive, affettive e, nell’inclusione, lo rendiamo protagonista. Con la forza del contatto con la natura (animali, bosco, fattoria, spazi aperti), si mira a raggiungere gli obiettivi di maturazione delle competenze emotive, delle prassie, della comunicazione per assicurare una maggior autonomia. Si costruiscono percorsi dal pollaio, di orienteering nel bosco condotti da un cane per ritrovare degli oggetti; con asinelli e cavalli figli e genitori riscoprono la comunicazione emotiva nelle camminate e così pure nella cucina a quattro mani, come nei progetti con il cavallo la delicata relazione tra genitori e bambini adottati ritrovata porta ad ognuno maggio autostima.
  • Michela Romano (psicologa psicoterapeuta, presidente Associazione Gea Centro Studi per gli IAA) ci ricorda che, su segnalazione dei Servizi (da loro le famiglie vengono inviate con una precisa richiesta in base ad una diagnosi e spesso certificazione) costruiscono un ProgI colloqui preliminari con la famiglia sono preziosi: nonostante l’equipe ampia (logopedista, neuropsichiatra,…) a cui il bambino afferisce, si vuole tener conto e rafforzare le forze dell’intera famigliaetto. Spesso arrivano solo le mamme, a volte i ripetuti richiami ad incontrare anche il padre non servono, allora si costruisce un progetto di affiancamento con il cavallo del papà al bambino e qui, nel pratico, è più facile che il genitore si renda presente ed attivi la parte affettiva nella relazione con il figlio. “Verifichiamo spesso che dove la ferita è grave (penso ai bambini abusati, alla psichiatria,…) la parola rimane indietro, ci si chiude. Ci vuole allora gentilezza e gli animali sono molto delicati in questo, riaprono al Bello, al Buono.  Anche nella fragilità danno la possibilità di rivedere la luce, la fiducia ritrovata nella relazione, una trasformazione. E’ importante però passare dalla leggerezza: la luce è leggera, è respiro, aria! E noi terapeuti dobbiamo diventare un po’ profeti: sapere dove accompagnare guardando il qui ed ora, ma anche anticipando un po’ di futuro. Noi dobbiamo sapere bene i nostri obiettivi, con i nostri metodi,sapere cosa attivare nella precisa famiglia e fragilità che si ha di fronte, per vincere la paura e riaprire speranza
  • Monica concorda pienamente, questi sono gli obiettivi che il Progetto di Albero ha di sensibilizzazione, leggerezza e solidarietà già codificati nel bando, e mette in evidenza che però noi non agiamo su invio dei servizi e che raccogliamo in diretta le fatiche delle famiglie, a volte a loro stesse non ancora chiare: siamo in una sorta di “ambito PRE-” alla presa in carico dei servizi.
  • per Lino Cavedon questa è un’ottima opportunità che l’Associazione Raggio di sole dà di raccordare pubblico e privato: qui l’obiettivo starà allora nell’accogliere la SOLITUDINE, ascoltare il dolore delle famiglie per portarle a maturare delle risposte nei percorsi laboratoriali “leggeri”, offrendo loro un tempo per focalizzarsi sulla loro famiglia, maturando la capacità via via di affidarsi. A volte i genitori non hanno ancora accettato la diagnosi del figlio, non sanno spiegare ai parenti che il proprio figlio è autistico oppure vengono giudicati incapaci. Allora tacciono e si chiudono, anche tra i membri stessi. Attraverso percorsi ludico-motori-artistico-ricreativi si tratta di dare la possibilità di fare, provare, sentire, osservare per saper dire di sé, comunicare in primis tra di loro e poi ai cerchi via via più allargati (famiglia, amici, scuola, servizi). 
  • Porre alta l’attenzione invece alle spinte, spesso difensivamente inconsce, di alcuni genitori alla DELEGA. Non accettare di fare “il parcheggio del figlio” significa ribadire la forza che viene a tutti nello stare assieme
  • Si andrà a creare allora, rispecchiando i bisogni intercettati e magari chiarendoli assieme ai genitori stessi, progetti terapeutici per piccoli gruppi omogenei per età in cui, attraverso la leggerezza, si ripristini la loro stessa resilienza.

Ringraziamo di cuore del proficuo e profondo incontro e rimaniamo reciprocamente disponibili a future collaborazioni.

VERBALE redatto da Monica Sutti

Incontro di Equipe del 17 dicembre 2019 presenti: Monica Sutti, Gloria Eberle, Ylenia GrassellI, Marcella Novella, Danila CaPpozzo, Alessandra Valente, Roberta Moro, Anna Maria Rizzi, Giorgia Rigoni, Papa Ornella, Claudia Guido, Romano Michela, La Mantia Marisa, Cavedon Lino.

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